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30/09/2009 | Porte automatiche per le navi e gli yacht. L’esperienza e la passione, tramandati dal padre al figlio.
Trieste. Aprile 1990.
“Ciao Giovanni. Sono Garascia della Ditec. Un cliente finlandese ha acquistato una serie di porte automatiche e desidera installarle su una nave in costruzione nel cantiere navale di Monfalcone.
Puoi pensarci tu ?”
“Su una nave ?. Non sono mai stato su una nave, comunque ci andiamo. Mandami un fax con i dati tecnici.”
Queste parole sono impresse ancora oggi nella mente di Giovanni Bozic.
Perchè, infatti, con questa telefonata è iniziata una felice avventura che lo ha portato a costruire e gestire una delle più importanti società di installazione di porte automatiche che esistano oggi nel mercato specialistico della cantieristica navale.
Giovanni Bozic sembra uscito da un romanzo d’avventura. Alto, capelli neri corvini, una barba bianca da marinaio, una voce pacata ed uno sguardo profondo, carismatico, che trasmettono sicurezza. Potremmo immaginarlo con la divisa da ufficiale di marina, sul ponte di comando di una nave. In effetti, le navi sono il suo regno.
Centraltecnica, la società che ha fondato proprio 30 anni fa, si occupa di installazione e della manutenzione delle porte automatiche su navi e yacht. La sede è a Trieste, dove lavora Davide, il figlio, ed ha una filiale a Miami, negli Stati Uniti.
Lo incontriamo negli uffici di Trieste.
“Nel 2009 Centraltecnica compie 30 anni di attività” ci svela con orgoglio.
“Abbiamo iniziato proprio qui a Trieste con l’installazione di impianti elettrici residenziali. Avevamo anche un laboratorio per la riparazione di radio e TV. Abbiamo installato gli impianti e le antenne TV centralizzate in tutti i più importanti condomini di Trieste.
Poi, però, ci siamo spostati nel mercato dei citofoni, dei cancelli elettrici e, da ultimo delle porte automatiche. Con l’espansione dei primi supermercati, nel 1985, abbiamo incontrato Ditec (che allora operava sotto nome PA) e cominciato ad installare le loro porte automatiche.
Siamo cresciuti in esperienza e professionalità nel campo civile, sino a quella strana telefonata nel 1992, che ci ha aperto la strada a nuove sfide facendoci entrare sulla nostra prima nave.
La nave era ed è la Statendam. Quelle porte automatiche esistono e funzionano ancora oggi.
Certo le abbiamo curate nel tempo con la dovuta manutenzione. Abbiamo sostituito dei particolari. Abbiamo rimosso i finecorsa e aggiunto l’encoder. Ma la trave e i principali organi meccanici sono ancora lì e dopo tutti questi anni, funzionano ancora benissimo.”
Qual è il motivo che vi ha spinto a specializzarvi in questo difficile mercato ? Chiediamo a Giovanni.
“Come sempre – ci risponde – sono stati la passione per il nostro lavoro ed il desiderio di confrontarci con interlocutori di alto livello, per sviluppare nuovi progetti in un mercato totalmente nuovo ed inesplorato.
L’apprezzamento per il nostro lavoro, per la nostra esperienza, capacità e non da ultima la disponibilita di risolvere problemi tecnici, è stato di conforto nel superare momenti veramente difficili. Erano le prime installazioni di porte automatiche sulle navi. Emergevano tanti problemi e nessuno aveva la risposta pronta. Noi siamo stati il punto di riferimento per venire a capo di tante piccole nuove situazioni sia di cantiere sia nell’assistenza successiva.”
Ma quante porte automatiche ci sono su una nave?
“Il numero varia a secondo della nave. Può oscillare dalle 12 sino alle 62 porte automatiche, come nel caso della Queen Victoria. “
Come è cambiato il processo d’installazione delle porte automatiche oggi, rispetto al passato?
“Nel nostro lavoro dobbiamo distinguere due fasi ben precise. Il montaggio finale e la progettazione vera e propria dell’ingresso automatico.
Cominciamo, paradossalmente, dal montaggio finale.
Passato il primo momento pionieristico, è iniziata una prima era in cui ci si incontrava preventivamente con gli arredatori della nave e si programmavano i lavori. Si concordava come procedere insieme sui ponti.
Oggi il lavoro di assemblaggio è tutto più frenetico e, in un certo senso, è anche peggiorato.
I tempi di lavoro e di intervento sono dettati da rigide regole. Ci sono più aziende coinvolte che operano spesso senza interloquire o coordinarsi tra di loro. Molti dei componenti arrivano già assemblati fuori dal cantiere navale e noi ci troviamo a smontare delle intere strutture per inserire le nostre porte. Pensate che le automazioni, nel 95% dei casi, non sono a vista, bensì incassate nei controsoffitti.
Ci capita di stendere i cavi e di trovarli tranciati, dopo qualche giorno, perché hanno dovuto far posto al montaggio di paratie e di componenti.
Per fortuna, abbiamo una notevole esperienza e pertanto riusciamo a minimizzare le inefficienze coordinandoci autonomamente con le altre aziende coinvolte.
Ma è cambiato anche – fisicamente – lo stesso ingresso automatico.
Prima c’era l’automatismo che dovevamo applicare al serramento già esistente.
Oggi noi forniamo invece tutto l’ingresso automatico, serramento incluso, sia esso di legno o di acciaio con una serie di accorgimenti tecnici, archittetonici e progettuali concordati con l’armatore.
Questa è la nostra forza ed è ciò che ci distingue da tanti altri operatori che si presentano quotidianamente sul mercato.
Nel navale oggi sono in tanti che arrivano, pensano di attaccare l’automazione, i fili, le viti e fuggire via. In realtà, non è così che funziona.
Non è importante l’installazione pura, bensì tutto ciò che viene prima e che segue dopo.
Prendiamo le automazioni, ad esempio. Noi lavoriamo con Ditec. Le abbiamo sperimentate, insieme con altre, ma abbiamo deciso di restare con loro, grazie alla loro alta affidabilità.
Ma quando riceviamo l’automazione da Ditec, in realtà noi la smontiamo parzialmente per poterla adattare alle navi, arricchendola con tutta una serie di componenti specifici che abbiamo sviluppato in base alla nostra esperienza per renderle ancora più efficienti e performanti nella loro vita di bordo.
Le navi, ed ancora di più gli yacht, sono soggetti ad un continuo rollio e beccheggio.
Vento, salsedine, dilatazioni termiche, forti e continui sbalzi termici mettono a dura prova il loro funzionamento.
Ad esempio, noi abbiamo sviluppato e brevettato dei carrelli con molle – per smorzare l’effetto del rollio e delle speciali guide di scorrimento, in grado di assorbire le oscillazioni termiche.
I quadri elettrici li montiamo separati dall’automazione. Le automazioni sono incassate al 95% ed è difficile avere il carter a vista.
Staffe, supporti e cablaggi devono essere installati secondo rigide normative antincendio.
Molto spesso inseriamo moduli elettrici aggiuntivi per far operare in sincronia porte automatiche e impianti di aria condizionata. Le porte automatiche sono infatti accoppiate al funzionamento delle lame d’aria. Noi colleghiamo le centrali di comando delle lame d'aria con i radar per gestire il loro azionamento ritardato rispetto alla chiusura delle porte.
Si evita lo spreco di energia e si gestisce meglio la climatizzazione e rumorosita degli ambienti.
Un altro aspetto che cito con orgoglio – continua Giovanni – è la risoluzione di un problema postoci dalle compagnie dei navigazone ovvero la minimizzazione degli incidenti a bordo. A seguito di questa richiesta – grazie ad una acuta indagine di Davide - abbiamo ideato, progettato e reallizzato una rete costituita da diversi sensori, personalizzati per ogni singolo ingresso, atti ad aumentare il livello di sicurezza degli impianti.
Sottolineo inoltre gli studi e le realizzazioni fatte nel campo della porte ADA – ingressi automatici per disabili – campo in cui possiamo ritenerci pionieri.
Ma la nostra inventiva opera a 360 gradi potrei citare il sistema di stop remoto per la pulizia delle ante o nel caso dell’ultima nave uscita del cantiere, abbiamo sviluppato una porta triangolare con serramenti in acciaio inox lucidato a specchio, che compare su tante e tante immagini.
E’ una bellissima realizzazione di cui andiamo fieri.
Tutte queste soluzioni tecniche – e sono poche rispetto alla realtà – vengono concordate in collaborazione con gli armatori.
In realtà, oggi, siamo esperti di elettronica, di serramenti, di falegnameria, progettazione CAD e di normative.
Questo è il PRIMA dell’installazione e sono questi gli aspetti che ci distinguono dagli altri concorrenti e che ci hanno fatto crescere nel mercato.”
E per quanto riguarda il DOPO l’installazione?
Il DOPO riguarda invece la manutenzione.
Tutto è nato con una nota compagnia di navigazione internazionale, sono stati loro che hanno sperimentato sulla loro pelle, che fare la manutenzione con tanti operatori non faceva altro che generare altri danni ai danni ed hanno pertanto deciso di concentrare su un’unica società specializzata la manutenzione delle porte sulle loro navi. In questo modo ci hanno offerto la possibilità di crescere ulteriormente sia nell’immagine sia nella realtà.
Per essere vicini alle navi abbiamo voluto aprire un ufficio a Miami.
Ho dovuto studiare l’inglese ed impegnarmi in frequenti viaggi.
E’ stato un bel sacrificio, ma ne è valsa la pena.
Ora trascorro lunghi periodi all’estero e l’ufficio di Trieste, invece, è gestito da Davide, mio figlio, che è cresciuto con la mia stessa passione.
Per questo posso ritenermi un padre felice. Vedere la continuità in ciò che credi, grazie alla voglia di fare ed alla capacità dei figli, riempie il cuore di orgoglio e mi fa restare lontano dalla mia città, comunque sereno.”
Ringraziamo Giovanni Bozic per la cortese intervista che ha voluto rilasciare e formuliamo i nostri più sinceri complimenti per la sua brillante attività.





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